SOUNDS LIKE A RUN

Il ciclone arriva su una Motobécane

Il ciclone arriva su una Motobécane

Il Ciclone di Elodie ci riporta al film di Leonardo Pieraccioni e alla sua Motobécane e ci regala un’estate di musica, strade di collina, splendide ragazze e due ruote cariche di poesia.

In questi giorni è uscito il nuovo singolo estivo di Takagi & Ketra. Ebbene? Non sarebbe proprio cosa per noi se non fosse che questo brano si intitola “Ciclone” e il suo video si ispira al film “Il Ciclone” del 1996, la fortunata pellicola che si apre con un Leonardo Pieraccioni in sella ad un cinquantino mentre percorre una stradina nel cuore delle colline toscane.

Questo “Ciclone” è cantato ed interpretato dalla splendida Elodie che veste degnamente i panni di Caterina (la top model Lorena Forteza) con tanto di corpo di ballo di flamenco, qualche comparsata di lusso ed un cameo illustre come quella dello stesso Leonardo Pieraccioni (il Levante Quarini del film).

La moto del Ciclone di Pieraccioni è un motorino, una Motobécane 50V Type Luxe immatricolata nel 1979 di colore blu, realizzato dalla Motobécane, un’azienda francese fondata a metà degli anni ’20 da Abel Bardin, Charles Benoît. Oltre a questi splendidi motorini la Motobécane è stata capace di costruire moto da corsa classe 125 particolarmente vincenti tanto da finire seconda nel motomondiale 1980 nell’ottavo di litro. Fallita nel 1981 la Motobécane è stata rifondata come MBK Europe ed acquisita dalla Yamaha. Da allora produce inguardabili scooter.

A noi interessa citare questo film e questo motorino perché crediamo che Pieraccioni, anche se si rivolge ad un semplice cinquantino, sia riuscito a raccontare magnificamente e quasi in poesia una generazione e un’epoca intera che ha vissuto di passione muovendosi su due ruote. Nel video qui sotto l’incipit del film con le parole di Levante.

L’incipit del film “Il Ciclone” del 1996

Levante: Questo motorino serie Lux immatricolato 1979, è l’orgoglio della mia vita. Mai un colpo di tosse, un filo di ruggine, una sbandata fuori posto, niente. Un santo! E pensare che di motivi per lasciassi andare a ferro vecchio, e ce n’avrebbe avuti parecchi. Quando gli si montò sopra in cinque per festeggiare la vittoria dell’Italia a’ Mondiali dell’82, quando ci caricai sopra du’ damigiane, una d’olio e una di morellino per portarle a Don Luigi, quando, per una scommessa idiota, gli bloccai la manopola del gas e lo lasciai andare da solo a diritto lungo un viottolo per vedere quanto restava in equilibrio. Ma soprattutto, ha superato l’avvento dei nuovi scooter. Quei moderni mostri neri a punta, che fannno 130 in salita e 160 in discesa, con quei nomi assurdi MKW, WW, KK, KK, WWF, e icché sono, una specie protetta? Insomma, il mio motorino un volea morire, ‘un gli facea paura nulla e l’è sempre andaho ‘n culo a tutti. Ma il ciclone che soffiò nell’estate del ’96, e’ portò via anche lui. Sì, perché il ciclone, quando arriva, non è che t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te, ‘un ti rimane altro che restare lì, bòno bòno a capire che, forse, se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio.

Nel “Ciclone” di Elodie gli autori “citano” anche la distruzione sotto al porticato del motorino. Non si tratta di Motobecane ma di due “Ciao” della Piaggio.

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