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Un giro in moto sulla luna

Un giro in moto sulla luna

Si torna a parlare di viaggi sulla Luna e su Marte e chissà che in uno dei prossimi lanci non si carichi anche una moto. Un precedente illustre c’è e arriva proprio dalla missione Apollo che più di 50 anni fa portò il primo uomo sulla Luna (un biker).

Neil Armstrong, il primo uomo sceso sul suolo lunare il 20 luglio del 1969, non ha potuto portare sul LEM la sua splendida Montesa. Crediamo che un po’ gli sia dispiaciuto… perché quello di farsi un giro in moto sulla Luna non era solo una fantasia ma un’idea molto concreta, tanto che aveva pure fatto le prove!

Nel 1969 la NASA teme che il rover, il mezzo che avrebbe dovuto aiutare gli astronauti a compiere ricognizioni sul suolo lunare un po’ più lunghe della semplice passeggiata, non sarebbe stato pronto per il lancio dell’Apollo 15. Il progetto era stato affidato per lo sviluppo alla  Boeing in collaborazione con General Motors. Per non rischiare vennero prese in considerazione altre possibilità, tra le quali quella di utilizzare un mezzo leggero e semplice come una mini bike.

I primi test dinamici di questa moto da Luna furono eseguiti su Honda CT90, una moto già molto diffusa in quegli anni negli Stati Uniti. La questione principale era capire se con le tute spaziali gli astronauti fossero stati in grado di guidarla.

Ma lo sviluppo continuò con una vera lunar minibike progettata e prodotta dalla Nasa, come dimostrano queste immagini di recente rilasciate proprio dall’ente spaziale americano. In una di queste foto si vede un astronauta in moto all’interno del Boeing KC-135 Stratotanker, un aereo che simula l’assenza di gravità precipitando per una ventina di minuti. Ai test partecipò anche Neil Armstrong.

I problemi da risolvere però erano davvero tantissimi. a cominciare proprio dalla gravità che dava non pochi problemi di trazione (soprattutto in relazione all’esigenza di trainare il “Risciò”, ovvero il Modular Equipment Transporter, un rimorchio a due ruote per il carico di attrezzature scientifiche e di scavo.

Il progetto della moto lunare evidenziò da subito anche problemi relativi alla pressione degli pneumatici (al posto di gomme piene si risolse di utilizzare pneumatici standard a pressione ridotta per limitare l’eccessivo rigonfiamento che sarebbe occorso ad atmosfera 0) ed ai notevoli rischi di caduta dovuta alla goffaggine procurata dalla tuta spaziale e dal terreno accidentato.

La motocicletta lunare era equipaggiata con un motore elettrico alimentato da una batteria, non ricaricabile, da 30 Ah con tecnologia detta zinco-potassio, esattamente le stesse sviluppate per il Rover a quattro ruote; la velocità era di 7 miglia orarie, circa 11 km/h.

Il problema del raffreddamento del motore, che in assenza d’aria non consente lo scambio termico, è stato risolto dali gli ingegneri della NASA con una trovata a dir poco geniale, utilizzando un sistema del tutto originale: all’interno delle parti che formavano il telaio e avvolgevano il motore vennero fusi 2 kg di cera d’api che si scioglieva assorbendo il calore, mentre quando la moto si fermava la cera ritornava a solidificarsi.

Ma allora perchè la moto lunare non è stata portata sulla Luna? Semplicemente perché alla fine la Boeing rispettò i tempi di consegna e il Rover partì come pianificato per la missione Apollo 15 allunato il 30 luglio del 1971. I prototipi della lunar minibike sono stati portati allo “sfasciacarrozze” che li ha distrutti.

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